Intervista a Stefania Campioli. L’accessibilità urbana

Siamo abituati a lavorare a compartimenti stagni. Così, per esempio, chi si occupa di accessibilità digitale conosce poco o nulla di quella urbana. Ho contattato Stefania dopo aver scoperto il suo libro, “Città inclusiva e senza limiti. Progettare luoghi per le persone nella società contemporanea”, chiedendole la disponibilità per una breve intervista, eccola!

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Il mito del costo dell’accessibilità e altre balle

In Italia, ammettiamolo, sono tutti designer digitali, dal salumiere al Presidente della Repubblica. È come se il nostro paese fosse un esperimento su scala nazionale dell’Effetto Dunning-Kruger. Se, poi, proponi a una di queste meraviglie del darwinismo sociale di uscire dall’ufficio per osservare le persone, di fare un po’ di ricerca sul campo insomma, la risposta è di non rompere le balle, ché loro sanno cosa vuole il cliente, mica te, che sei un fighetto. E, poi, il time to market dove lo metti? Su ché abbiamo fetta! È a quel punto che al designer vengono in mente posti esotici in cui metterlo. Il time to market intendo.

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