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Gli scappati di casa della UX

Solo una persona molto presuntuosa o molto stupida può pensare di non avere rivali nel suo campo. Io sono convinto esattamente dell’opposto: so di essere bravo nel mio lavoro ma so anche che esistono professionisti più bravi di me nel mercato. È una questione di consapevolezza di sé.

Intervista a Fabio Palombo. Lo scrivere creativo e il parlare digitale.

Fabio è innanzitutto un amico da oltre trent’anni, è copywriter dal 1991, direttore creativo dal 2002 e consulente di comunicazione dal gennaio di quest’anno. Ha lavorato in agenzie di network come Saatchi & Saatchi, BDDP e TBWA. È autore del progetto narrativo Traindogs, nato e sviluppatosi sul web, e diventato libro, spettacolo itinerante e mostra.

Sorvegliare e punire

Gli risposi che non vedevo futuro per le carceri. Che non sarebbero semplicemente più servite. A quel punto, con un’espressione divertita, il docente mi chiese di continuare.

Il manager-centered design e altri mostri

C’è una mostruosa ignoranza rispetto al lavoro del designer. Poche persone, nella catena alimentare dell’ecosistema aziendale, sanno davvero cosa sia il design e alcuni sono affetti da un complesso di inferiorità creativa che ricorda gli inizi della carriera da pittore di Hitler, e quando alla frustrazione aggiungi il potere di solito il risultato è un disastro. Per descrivere il nostro calvario quotidiano potremmo dire che il collega sta al designer, come l’antivaccinista sta al medico.

14 consigli per approcciare l’Inclusive Design (AKA Web Accessibility) con la giusta mentalità

Il mio lavoro e la mia vita sono cambiati, ma sono contento che oggi si parli nuovamente di accessibilità, le definizioni sono diverse, ora è più di moda parlare di Inclusive Design, ma la sostanza è la stessa. Ho deciso, quindi, di scrivere una serie di suggerimenti che, forse, potranno essere utili a chi approccia per la prima volta questa disciplina.

La stupidità naturale dell’intelligenza artificiale

Ciò che sta capitando in questi anni di hype sull’intelligenza artificiale, la singolarità ecc. – nella cornice spesso buffa dello startuppismo estremo – è che semplificazioni imbarazzanti o, peggio, concezioni errate del funzionamento della cognizione umana sono usate per antropomorfizzare, e quindi rendere commercialmente più attrattive, una serie di tecnologie che sono molto utili, ma di certo non intelligenti.

Le applicazioni della tecnologia olografica

Da un lato ci sono le tecnologie e dall’altra i possibili contesti di applicazione. Una specifica matrice di tecnologie produce una o più soluzioni applicabili a un dato contesto. Il compito di questo esercizio è immaginare qualche scenario applicativo.

Il bias cognitivo dell’espertismo

Perché anche persone razionali e colte, che in altri contesti eviterebbero di esprimere opinioni, consapevoli della loro ignoranza specifica, quando si tratta di design entrano in modalità Dolce e Gabbana?

Il futuro incerto del design digitale

Non ho alcun titolo accademico per parlare di design, non ho studiato i grandi maestri, non ho un master in qualche esotica materia creativa, non frequento i circoli culturali giusti, non sono un artista (ok suono la chitarra, ma non conta). Ho solo un po’ di anni di esperienza nel progettare e valutare interfacce digitali.

Agile e UX nel mondo reale

Il mondo è pieno di ben più autorevoli e complete dissertazioni su come integrare il processo UX nei framework Agile. Molti di questi interventi, però, raccontano un mondo che poco somiglia alla mia realtà quotidiana.

Il lato oscuro della forza siamo noi, se dimentichiamo di essere umani

Nelle organizzazioni disfunzionali, l’approccio command-and-control genera un sistema autopoietico: il manager agisce un modello comportamentale repressivo e il dipendente restituisce al manager esattamente ciò che egli chiede: se tratti un uomo come un bambino, lui si comporterà come tale.