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14 consigli per approcciare l’Inclusive Design (AKA Web Accessibility) con la giusta mentalità

Il mio lavoro e la mia vita sono cambiati, ma sono contento che oggi si parli nuovamente di accessibilità, le definizioni sono diverse, ora è più di moda parlare di Inclusive Design, ma la sostanza è la stessa. Ho deciso, quindi, di scrivere una serie di suggerimenti che, forse, potranno essere utili a chi approccia per la prima volta questa disciplina.

La stupidità naturale dell’intelligenza artificiale

Ciò che sta capitando in questi anni di hype sull’intelligenza artificiale, la singolarità ecc. – nella cornice spesso ridicola dello startuppismo estremo – è che semplificazioni imbarazzanti o, peggio, concezioni errate del funzionamento della cognizione umana sono usate per antropomorfizzare, e quindi rendere commercialmente più cool, una serie di approcci e tecnologie che sono molto utili, ma di certo non intelligenti.

Le applicazioni della tecnologia olografica

Da una parte ci sono le tecnologie e dall’altra i possibili contesti di applicazione. Una specifica matrice di tecnologie produce una o più soluzioni applicabili a un dato contesto. Il compito di chi esegue un’attività di envisioning è immaginare gli scenari.

Il panespertismo sul design

Perché anche persone razionali e colte, che in altri contesti eviterebbero di esprimere opinioni, consapevoli della loro ignoranza specifica, quando si tratta di design entrano in modalità Dolce e Gabbana?

Perché le decisioni sul design non le prendono mai i designer?

Nessuno, che non sia egli stesso un neurochirurgo, si sognerebbe di suggerire a un neurochirurgo come rimuovere un tumore dal proprio lobo frontale. Mentre tutti si sentono in diritto di suggerire modifiche al tuo lavoro grafico o di user experience. Se in questo momento stai pensando che non si può paragonare un neurochirurgo a un grafico o a uno UX designer, probabilmente sei anche tu vittima di questo pregiudizio.

Il futuro incerto del design digitale

Non ho alcun titolo per parlare di design, non ho studiato i grandi maestri, non ho un master in qualche esotica materia creativa, non frequento i circoli culturali giusti, non sono un artista. Ho solo un po’ di esperienza empirica nel progettare e valutare interfacce digitali.

Agile e UX nel mondo reale

Il mondo è pieno di ben più autorevoli e complete dissertazioni su come integrare il processo UX nei framework Agile. Molti di questi interventi, però, raccontano un mondo che poco somiglia alla mia realtà quotidiana.

Il lato oscuro della forza siamo noi, se dimentichiamo di essere umani

All’interno delle organizzazioni disfunzionali, l’approccio command-and-control genera un sistema autopoietico: il manager agisce un modello comportamentale repressivo e il dipendente restituisce al manager esattamente ciò che egli chiede: se tratti un uomo come un bambino, lui si comporterà come tale.

Il design thinking è davvero bullshit?

Se è vero che incasellare il processo di design in un modello rigido può non aver senso, il rischio nel liquidare una serie di strumenti definendoli mere buzzwords è quello di cadere nella fantasia opposta: che il design sia solo intuizione.

Lo stato dell’arte della tecnologia olografica

Da un lato ci sono le tecnologie olografiche, la realtà aumentata e virtuale, l’intelligenza artificiale, i dispositivi wearable e l’insieme di sensori e attuatori che consentono la progettazione di – e per – esperienze in cui digitale e fisico si completano, e, dall’altro, il designer, con l’unico limite della sua creatività.

Artificial empathy, seconda parte

Associare con troppa leggerezza le parole intelligenza, emozione e artificiale è tornato di moda negli ultimi anni. I pericoli di questa tendenza sono da un lato la banalizzazione della complessità e dall’altro l’antropomorfizzazione, per questo è necessario chiarire sempre quali assunti teorici sono alla base dei nostri progetti.