L’alba della mediocrità digitale

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e aggiornato il 21 Febbraio 2024

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Le innovazioni digitali sono da sempre raccontate dai media come se innescassero un salto evolutivo della specie, nella classica tradizione del determinismo tecnologico. In questo tipo di narrazione le cose hanno il potere di cambiare le persone.

La tecnologia influisce sicuramente in molti modi sulla nostra vita, ma io credo che il contrario sia molto più comune. Da sempre le persone piegano le tecnologie per adattarle ai loro scopi fregandosene altamente della destinazione d’uso originaria. È una delle caratteristiche dell’intelligenza, quella naturale intendo.

Metaforicamente parlando, puoi usare una matita per uccidere o una pistola per piantare un chiodo. Oppure puoi inventare una neolingua fatta di abbreviazioni ed emoticons per risparmiare sul costo degli SMS1. Dipende da qual è il tuo bisogno in quel momento e dai mezzi che hai a disposizione. Siamo tutti dei piccoli MacGyver infondo.

L’esagerazione della portata degli effetti delle innovazioni tecnologiche sulla società è funzionale agli scopi di chi specula su di esse. Questa comunicazione, inoltre, è distorta da una credenza profondamente radicata nella nostra cultura colonialista, e cioè che il modello di sviluppo occidentale (oggi perfettamente rappresentato dal tecnocapitalismo) sia l’unico futuro possibile per l’intera umanità.

Quindi la blockchain2 e le criptovalute avrebbero dovuto rivoluzionare in pochi anni il mondo finanziario e quello digitale, giusto? Invece stiamo ancora aspettando Godot e il suo amico Web33. Hai più avuto notizie dal metaverso4? Io pochine a dire il vero. Eppure ormai i nostri avatar dovrebbero essere lì a darsi pacche digitali sulle spalle.5 Ora, invece, è il turno di tutta la fuffa che gravita attorno al concetto di “intelligenza” artificiale, raccontata come la soluzione a tutti i problemi dell’umanità, oppure il catalizzatore dell’estinzione della razza umana, a seconda di chi sia a parlarne (e quasi nessuno ne considera i costi planetari6). Lo confesso, io sono già da tempo seduto sul divano con una cesta di popcorn e una birra ghiacciata ad aspettare l’isteria per la computazione quantistica. Vuoi scommettere?

Non fraintendiamoci, alcuni di questi esempi rappresentano idee che sono, a diversi livelli di concretezza e utilità, già implementate in prodotti e servizi digitali e rappresentano il frutto (a volte, ma non sempre, avvelenato) dei colossali investimenti di alcune aziende7, ma una cosa è certa: non hanno granché a che vedere con il racconto popolare che se ne fa e, per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, anche gli addetti ai lavori fanno spesso confusione tra la cognizione umana e la statistica computazionale.

Nel nostro mondo dominato dalla religione del consumo non importa se una tecnologia non è matura, o è travisata dalla nostra innata tendenza all’antropomorfizzazione, oppure perché non esiste ancora l’infrastruttura necessaria al suo sviluppo e alla sua diffusione globale o, più semplicemente, perché non serve a nulla (cioè non risponde a un reale bisogno umano). L’importante, per gli avvoltoi del fatturato, è convincere persone e organizzazioni che quella tecnologia è la cosa più importante che c’è, un’occasione imperdibile, e che, quindi, devi assolutamente investire il tuo tempo e il tuo denaro su di essa qui e ora. «Amici! Mi voglio rovinare! Alle prime dieci telefonate una batteria di pentole in omaggio insieme alla blockchain!». Ricordi la bolla speculativa degli NFT8? Ecco. C’è sempre qualche minus habens abbastanza avido da cascare nella truffa del principe nigeriano. È inevitabile.

Indipendentemente dalla bontà o meno delle intenzioni degli innovatori, nel nostro sistema sociale l’innovazione tecnologica e digitale è da sempre al servizio del consumismo, a cominciare da quello bellico. Non c’entra granché con il bene comune o, tanto meno, con l’evoluzione della specie (qualsiasi cosa si intenda con questo concetto oggi). Questo tipo di innovazione genera soluzioni per i bisogni immaginari che crea, così gli speculatori prosperano e il mondo si riempie anche di spazzatura digitale oltre a quella fisica.

Anche i contesti che non dovrebbero essere guidati solo dal profitto, per esempio alcuni tipi di ricerca e certe attività dello Stato, funzionano sulla base dello stesso paradigma. Le eccezioni sono veramente rare: organizzazioni o persone che agiscono violando i sacri comandamenti della finanza. Un esempio nel mondo digitale è Tim Berners-Lee che, dopo aver inventato il Web, rinunciò a brevettare quella tecnologia rendendola disponibile a tutti e perdendo così una quantità incalcolabile di denaro. Se pensi che sia stato un folle, è normale: siamo tutti abituati a valutare l’avidità e l’individualismo come caratteristiche vincenti e l’altruismo come una debolezza.

Tornando al circo delle meraviglie digitali, al di là del mero divertimento (che, da amante dei videogiochi, non demonizzo per nulla, anzi), vorrei proporti una riflessione: in che modo chiuderti ogni giorno in un mondo virtuale migliorerebbe la tua vita, quando, di mondo, ne hai già a disposizione uno reale, in 3D e gratuito? In che modo “dialogare” con un sistema che emula la comunicazione umana in modo apparentemente così efficace da ingannarti9 sarebbe più eccitante di uscire di casa e avere relazioni reali con persone reali, vive, e che intelligenti lo sono veramente? E quale soddisfazione ci può essere nel generare automaticamente arte visiva senza saper disegnare (o fotografare o girare video) e contribuendo a violare il diritto d’autore? E ancora l’auto-tune cos’è se non la dimostrazione che non hai il talento, la genetica o la disciplina per saper cantare?

È difficile ragionare su questi temi senza chiedersi a chi giova proporre alle persone queste esperienze mediocri, questi simulacri a bassa risoluzione della vita e dell’arte. Qual è, secondo te, il motivo dell’ossessione contemporanea per la simulazione? Vale la pena chiederselo.

Comunque, uno degli indicatori infallibili (e più buffi) della pervasività dell’affabulazione digitale è l’evoluzione delle etichette dei ruoli professionali su LinkedIn. Qualche anno fa era pieno di evangelisti della blockchain, poi, di colpo, diventarono tutti esperti di metaverso. Giusto l’altro giorno, ho visto l’acronimo AI comparire nel profilo di un personaggio che conosco molto bene, e credimi, questo, di intelligenza artificiale, ne sa come io di uncinetto.

Battute a parte, noi scettici siamo seduti da decenni sulla riva del fiume a osservare con un certo compiacimento il passaggio dei cadaveri degli entusiasti.

  1. Per i più giovani: questo è avvenuto sul serio negli anni Novanta del secolo scorso.
  2. Una blockchain è un libro mastro digitale decentralizzato, distribuito e spesso pubblico, composto da record chiamati blocchi che sono utilizzati per registrare le transazioni tra computer in modo che qualsiasi blocco coinvolto non possa essere alterato retroattivamente senza alterare tutti i blocchi successivi. Ciò consente ai partecipanti di verificare e controllare le transazioni in modo indipendente e relativamente poco costoso.
  3. Il Web3 (o Web 3.0) è un’idea per una nuova iterazione del World Wide Web che incorpora concetti come la decentralizzazione, le tecnologie blockchain e l’economia basata sui token.
  4. Metaverso è un termine generico che si riferisce a mondi virtuali tridimensionali nei quali gli utenti interagiscono rappresentati da avatar.
  5. Anche se quando, a marzo 2023, Disney chiuse la sua metaverse division, la sensazione che fosse stata posata la pietra tombale sull’universo dei mondi virtuali interconnessi tra loro era già forte, se escludiamo l’ecosistema dei videogame che prospera senza bisogno di fuffa.
  6. Per saperne di più sui costi planetari dell’intelligenza artificiale ti suggerisco di leggere l’illuminante saggio Atlas Of AI di Kate Crawford
  7. Reality Lab di Meta, per esempio, continua a perdere miliardi di dollari a trimestre nello sviluppo del metaverso.
  8. Un non-fungible token (NFT) è un identificatore digitale unico registrato su una blockchain e utilizzato per certificare la proprietà e l’autenticità. Non può essere copiato, sostituito o suddiviso. La proprietà di un NFT è registrata nella blockchain e può essere trasferita dal proprietario, consentendo agli NFT di essere venduti e scambiati.
  9. Mi riferisco ai modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) che si distinguono per la capacità di generare un linguaggio di uso generale. Gli LLM acquisiscono queste capacità apprendendo relazioni statistiche da documenti di testo durante un processo di addestramento auto-supervisionato o semi-supervisionato ad alta intensità computazionale.