Perché affidiamo il nostro futuro alle persone peggiori

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e aggiornato il 15 Novembre 2023

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Per impostare il tono di questo articolo e sintonizzarci sulla stessa frequenza voglio che pensi per dieci secondi alla qualità della nostra classe politica, imprenditoriale e manageriale, pensa, che so, alle recenti dichiarazioni di qualche ministro, al narcisismo maligno di certi imprenditori, o ai tipici comportamenti disfunzionali del tuo capo. Ecco… 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1, 0. Ora ci siamo.

I problemi dell’umanità, dal riscaldamento globale alla disuguaglianza, ai problemi sociali legati ai diritti umani, passando per l’organizzazione aziendale e il lavoro, sono problemi aporetici, cioè complessi, sistemici, contraddittori e difficili non solo da risolvere ma anche da definire e comprendere. 

Noi persone normali (si fa per dire) non siamo cognitivamente attrezzate per farlo. Quasi sempre, però, ci affidiamo a esperti con competenze verticali (cioè su un solo aspetto del sistema) che semplificano per noi la realtà attraverso la lente di un modello parziale del mondo. Una narrazione che ha la giusta percentuale di tecnicismi per risultare rassicurante ma che può essere tremendamente sbagliata.

E questa è la migliore delle ipotesi. La realtà è che ormai viviamo in quella peggiore. Oggi si è diffusa globalmente la credenza in un sillogismo bizzarro in base al quale avere la capacità di accumulare montagne di denaro (e/o potere) significa essere automaticamente autorevoli su qualsiasi problema aporetico. L’individualismo “avido” che porta le persone a idolatrare alcune delle icone contemporanee del capitalismo predatorio abilita questi ultimi a fare ciò che vogliono del mondo e ad avere una piattaforma globale per diffondere le loro idee patologiche a un esercito di follower acritici. 

Un recente esempio è la figuraccia di Musk con la Germania sul tema dell’immigrazione. Ma fermiamoci un attimo a ragionare su questo episodio: un singolo essere umano possiede il controllo di una piattaforma informativa globale in cui esprime le sue idee su argomenti che non conosce (in questo caso eugenetiche, in pieno stile lungoterminista, complottiste e a supporto dell’ultradestra tedesca) a oltre 150 milioni di follower. Il risultato è che la conversazione su temi che riguardano la vita e la morte delle persone avviene tra un narcisista e il Ministero degli Esteri tedesco. L’ego contro la collettività e il bene comune. Ti sembra normale? 

Non abbiamo ancora sviluppato gli anticorpi per contenere l’influenza negativa che queste persone, che sono il prodotto di un’epoca in cui la disuguaglianza ha raggiunto livelli grotteschi, hanno sul mondo. La maggior parte dell’umanità non è in grado di digerire problemi multidimensionali e si affida a risposte semplici e sbagliate. Questo è uno dei motivi per cui è più facile credere a qualcuno che ti dice che un problema aporetico non esiste, o che ti propone, con intento manipolatorio, idee e soluzioni ingenue, piuttosto di considerare chi ti chiede di pensare in modo sistemico e usare il tuo cervello per mettere in discussione le tue stesse credenze. 

Chi ha nelle mani il potere, economico o politico, è quasi sempre tra le cause del problema e non parte della soluzione. Questo non significa che non ci sia speranza, ma che è necessario immaginare strade alternative che consentano di evolverci oltre il culto dell’ego, del profitto e del consumo. Questa “rivoluzione” non può che accadere dal basso, dalla nostra cultura. Un primo passo è quello di smettere di credere che i costrutti sociali che governano la nostra vita siano leggi di natura. Il denaro e il nostro sistema economico, per esempio, sono costrutti sociali che percepiamo come inevitabili, naturali, ma sono solo una delle strade possibili (ti suggerisco questo TEDx di Stef Kuypers sul costrutto sociale del denaro). Basta osservare il terrore atavico che si diffonde tra gli imprenditori quando si discute di strade alternative allo sfruttamento, per capire che c’è qualcosa di profondamente sbagliato in un sistema costruito sull’ego, sulla disuguaglianza e sull’accumulazione.

Lo stesso tipo di confusione tra costrutto e natura avviene nelle organizzazioni gerarchiche, in cui la percezione che si ha dell’inevitabilità della catena di comando è il frutto della meritocrazia ingenua e dell’attribuzione automatica di autorevolezza di cui parlavo all’inizio. E queste persone credono sul serio di meritare il nostro rispetto sulla base della loro posizione gerarchica e non sulla base della qualità umana e professionale (prima umana e poi professionale) delle loro azioni. Siamo ancora molto lontani da una società equa e giusta, ma la battaglia inizia nella tua mente.