Intervista ad Andreia Jeque. Inclusione e comunicazione

«Italiani brava gente», si diceva dopo la seconda guerra mondiale. Un mito ovviamente. Non siamo per nulla brava gente, perlomeno non più di altri popoli. Il tema del razzismo in Italia è ampiamente sottovalutato, se non rimosso. C’è ancora in molti l’illusione che sia un problema altrui. Eppure basta studiare la nostra storia coloniale o pensare a come l’immigrazione sia stata gestita negli ultimi due decenni per avere qualche dubbio.

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Manifesto della formazione decente

Questo è un manifesto dimesso, mi accontento della decenza. Un manifesto umile, quindi, che non ha alcuna pretesa di solennità rivoluzionaria. Anzi, figurati che la base è il costruttivismo, roba vecchia. Ma tant’è la formazione aziendale, ammettiamolo, fa così schifo che anche uno ignorante come me può provare a dire la sua.

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La cultura della cancellazione

È illusorio pensare che i tratti distintivi della personalità, le credenze e tutto ciò che determina l’identità di una persona siano immutabili, delle costanti nel tempo. Non ha alcun senso. Per accorgersene basta pensare a sé stessi in diverse fasi della vita. Quante stupidaggini abbiamo fatto, e detto? Bisogna provare a sospendere il giudizio ogni volta che è giusto farlo.

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