La quarta dimensione

Ognuno di noi ha un libro cardine che, in qualche modo, gli ha aperto la mente. Il mio è stato La Quarta Dimensione di Rudy Rucker. Rucker è un matematico americano (curiosamente anche pronipote di Hegel) che nel 1984 scrisse questo fantastico libro sulla quarta dimensione (spoiler: non è il tempo) e altre meraviglie, usando lo stratagemma narrativo di iniziare proponendo una sorta di sequel di un libro scritto ottant’anni prima e che, oltre ad aprire qualche altro spiffero nella mente del lettore, insegna l’umiltà: lo stupendo Flatland di Edwin Abbott (Flatlandia in italiano). Se non bastasse, ci sono un sacco di illustrazioni.

Lo lessi appena uscì la traduzione per Adelphi, quando avevo poco più di vent’anni. Gli anni ’90 sono stati il regno di Adelphi per gli intellettuali un po’ snob. Ammettiamolo. L’altro ieri ho scoperto che nel 2014 Dover ne ha pubblicato una ristampa. Ora posso rileggermelo in lingua originale.

Un consiglio di lettura che mi sento di dare a chiunque abbia il sospetto che ci sia qualcosa di più nella vita oltre “struggle, loneliness, desease, and death”.

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