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Le applicazioni della tecnologia olografica

Più di un anno fa scrissi un articolo sullo stato dell’arte della tecnologia olografica, oggi voglio provare a immaginarne le applicazioni in un esercizio di envisioning.

Da una parte ci sono le tecnologie e dall’altra i possibili contesti di applicazione. Una specifica matrice di tecnologie produce una o più soluzioni applicabili a un dato contesto. Il compito di chi esegue un’attività di envisioning è immaginare gli scenari.

Le tecnologie sono, ovviamente, gli ologrammi e:

  • realtà aumentata,
  • realtà virtuale,
  • intelligenza artificiale,
  • empatia artificiale,
  • dispositivi indossabili (wearable),
  • sensori e attuatori.

Per fare solo un esempio, esiste una gamma enorme di sensori che raccolgono informazioni come posizione, presenza e prossimità, movimento, temperatura, umidità, suono e vibrazione, chimica e gas, flusso, forza, carico, torsione, pressione, sforzo, livelli di perdita, accelerazione e inclinazione, elettromagnetismo, visione artificiale, ottica, luce ambientale ecc. e ciascuna di queste informazioni può servire per progettare un’esperienza.

Supponiamo di dover eseguire l’attività di envisioning per un ipotetico cliente, innanzitutto definiamo i campi di applicazione che ci sembrano adatti:

  • formazione,
  • manutenzione,
  • marketing,
  • progettazione,
  • salute e sicurezza del personale,
  • sicurezza ambientale.

A questo punto non resta che unire i puntini.

Marketing e comunicazione

L’utilizzo in un certo senso più semplice degli ologrammi, ma anche stimolante dal punto di vista creativo, è quello legato al marketing e alla comunicazione. In particolare per la brand awareness o in contesti di digital signage. Un esempio può essere la narrazione del brand attuata ingaggiando gli utenti in un percorso di gamification, magari nel contesto di una convention.

Se aggiungiamo all’equazione la capacità di individuare lo stato emozionale dell’utente di fronte all’artefatto e la produzione di una risposta adeguata (empatia artificiale), il concept sarà ancora più ingaggiante.

Anche l’olopresenza è uno strumento perfetto per la comunicazione e il marketing: in questo caso un’immagine tridimensionale umana è proiettata olograficamente in location differenti contemporaneamente e in tempo reale. Recentemente un esempio in ambito politico è stato sperimentato con successo.

Progettazione

Un altro ambito in cui gli ologrammi possono essere utilizzati per migliorare i processi, è il design. In questo campo immagino un mix di tecnologie di realtà aumentata olografica (oppure un vero e proprio tavolo olografico interattivo). L’ingegnere o il creativo sono immersi in un ambiente di progettazione tridimensionale. Esistono già esempi di questo approccio nell’automotive, che vanno anche oltre l’ovvia possibilità di rappresentare un meccanismo complesso in 3D. Niente di nuovo.

Pensiamo allora a un architetto dell’informazione o un artista e alla possibilità di fornirgli un ambiente di progettazione (intendo letteralmente un IDE) che gli consenta di progettare esperienze pervasive integrando setting fisico e digitale, magari in modo collaborativo.

Un ingrediente interessante da aggiungere a entrambi gli scenari è l’intelligenza artificiale.

Manutenzione e training

La manutenzione delle strutture e dei sistemi complessi è un tema vitale, in particolare quando l’ambiente è ostile (per esempio in fondo al mare, o nello spazio, o, più semplicemente, nelle parti non raggiungibili facilmente delle strutture architettoniche). Ci sono due scenari che mi vengono in mente, il primo è il supporto al professionista nel contesto in cui opera, il che comporta realtà aumentata, sensoristica e intelligenza artificiale (oltre a una buona connessione dati), e la capacità del sistema di anticipare il problema e suggerire la soluzione. Questo non è un tema nuovo, da parecchio tempo si parla di realtà aumentata per il training e la manutenzione (vedi questo esempio).

Proviamo a immaginare qualcosa di più creativo: un cavo sottomarino è disseminato di sensori, si verifica un problema di pressione in un dato punto della struttura, la nave adibita alla manutenzione ha una plancia olografica nella quale è rappresentata in 3D l’infrastruttura sottomarina, un sistema di allarme segnala il guasto e la rete di sensori fornisce all’equipaggio le informazioni necessarie per consentire di esaminare il problema manipolando l’ologramma (per esempio cambiandone l’orientamento o variando la scala di visualizzazione) molto prima di raggiungere il punto in cui si è verificato il guasto, ottimizzando il tempo di intervento e consentendo, successivamente, di monitorare le operazioni di riparazione. La tecnologia per realizzare questo scenario esiste già.

Salute e sicurezza

In uno scenario simile a quello della plancia olografica possiamo immaginare un’infrastruttura complessa e con pericoli per la salute di chi vi lavora (una raffineria, una centrale nucleare, una zona contaminata dopo un disastro ecc.) mappata con sensori che consentano di individuare immediatamente il rischio e gestirlo al meglio. Se sorvoliamo per un attimo sulle implicazioni legali, in questo scenario immagino che anche gli operatori siano monitorati con sensori biometrici che avvertano il controllo di eventuali problemi. Anche in questo caso l’intelligenza artificiale può essere d’aiuto. Un approccio simile, non olografico puro ma in realtà aumentata virtuale, è visibile in questo video promozionale di qualche anno fa della società Eon Reality.

Conclusioni

Le precedenti sono solo alcune idee, molto grezze e volutamente non approfondite, che possono fungere da punto di partenza per il concept di applicazioni, prodotti, servizi ecc. Da quando, un anno fa, scrissi sulle tecnologie olografiche il mercato ha fatto passi avanti significativi, e questo è davvero stimolante per chi si occupa di design.

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