Ascoltare e suonare musica è l’unica cosa che mi piace fare, da sempre. Non c’è nulla di più bello per me dell’abbracciare una chitarra acustica e sentirne la vitalità organica, il profumo del legno e la profondità del suono. Uno dei rimpianti che ho è non avere mai avuto la disciplina e il coraggio per studiare abbastanza da farne una professione. Ma la verità è che, giunto a cinquant’anni, non sono più ossessionato dal fare di qualcosa una professione. E, infatti, suono molto meglio.

Erano anni che cercavo, senza successo, una chitarra che si adattasse ad alcune mie esigenze un po’ particolari (suono con un’accordatura in DO, ma con il RE al cantino). Poi un giorno la serendipità mi ha portato a navigare nel sito di Rossella Canzi. Sarà deformazione professionale la mia, ma la qualità della comunicazione per me è correlata al saper fare. E Rossella è proprio brava a raccontare la sua arte. Così ho deciso di contattarla e farmi costruire una chitarra da lei.

Il progetto va avanti da un po’ di mesi e c’è una tale sintonia tra noi che ogni volta mi sforzo inutilmente di trovare qualcosa su cui discutere, ma niente, Rossella mi legge nel pensiero. Credo questa sia una delle differenze tra il comprare un oggetto anonimo prodotto in serie e progettarne uno unico e personale insieme a un artigiano.

Ho deciso fare qualche domanda a Rossella sulla sua arte, ecco l’intervista.

Puoi raccontarmi come è iniziata la tua esperienza professionale? Hai avuto difficoltà per il fatto di essere una donna che fa un mestiere tradizionalmente maschile?

È iniziato tutto il maniera molto naturale, quasi per gioco, costruendo una chitarra per me in una noiosa estate adolescenziale. È stata un’esperienza in cui per la prima volta ho riconosciuto me stessa dentro la passione di costruire qualcosa da zero. Un’esperienza talmente intensa che ho deciso di ripeterla, ancora e ancora, sbagliando, provando, riprovando, passando nottate a guardare tutorial, leggere forum, fare sempre più esperienza, rompere le scatole a tutti i liutai nelle vicinanze. E in maniera limpidamente incosciente ho reso tutte queste emozioni un mestiere vero e proprio, aprendo un laboratorio in Milano.

Non sono mai stata abituata a settorializzare la mia visione del mondo in base ai “generi”, fin da piccola ho fatto e indossato quello che mi faceva sentire a mio agio, e così ho fatto con il mio mestiere: l’ho indossato perché sembrava starmi bene addosso. Non direi che il mio essere donna mi abbia creato delle difficoltà lavorative maggiori, anzi, noto sempre più spesso che lo stupore di trovarsi di fronte a qualcosa di non così comune porti il cliente a sentirsi un po’ speciale. Poi magari ci sono frotte di chitarristi che non mi considerano solo per via del mio genere, ma per fortuna quelli non li conoscerò mai! 🙂

Qual è il valore aggiunto di uno strumento musicale costruito ad hoc sulle esigenze di un musicista? Hai mai avuto richieste strane, esclusa la mia ovviamente?

Il valore aggiunto della liuteria, secondo me, è sicuramente la libertà di personalizzazione. Amo fare strumenti sempre diversi tra loro seguendo le idee, a volte un po’ pazze, dei committenti. È anche per questo motivo che non ho mai codificato un mio “modello”, cosa che invece molti liutai fanno; preferisco lasciare carta bianca a chiunque abbia voglia di creare qualcosa insieme a me.

Ho avuto sì qualche richiesta un po’ strana (anche più strana della tua, anche se ti sembrerà strano), di solito riguardo a forme o a estremizzazioni di “versatilità”; ma ho sempre avuto la fortuna di avere a che fare con clienti che avessero grande fiducia in me e che per le decisioni definitive di carattere tecnico di rimettessero sempre a me, per questo i miei strumenti risultano sempre particolarmente equilibrati, o almeno faccio del mio meglio.

Cosa consiglieresti a una giovane che è affascinata dal mondo della liuteria?

Le consiglierei di non pensarci troppo e di fare tutto ciò che è in suo potere per buttarsi, di solito quando c’è il fascino presto arriva l’amore, e la necessità di concedersi ad esso. Credo che la nostra non sia un’epoca in cui ci si debba preoccupare di cosa “faccia per noi” e di cosa no, se ci rimane ancora un po’ di amore per il nostro futuro dovremmo dare ascolto di più a quello che sentiamo e meno a quello che sentiamo dire.

Ultimo aggiornamento 3 Agosto 2021.

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