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Il panespertismo sul design

Chiunque lavori nel campo della progettazione per l’esperienza dell’utente (tradotto: nel campo del design digitale) conosce molto bene il fenomeno dell’auto-attribuzione di competenza che colpisce tutte le persone coinvolte nel processo. Dal manager che liquida mesi di pensiero e creatività con un laconico: “Non mi piace”, al collega che pronuncia stupidità quali: “Ma Apple fa così”.

Perché anche persone razionali e colte, che in altri contesti eviterebbero di esprimere opinioni, consapevoli della loro ignoranza specifica, quando si tratta di design entrano in modalità Dolce e Gabbana?

La mia tesi è che esista un vero e proprio bias cognitivo specifico che chiamerò panespertismo sul design.

In un suo libro Daniel Dennett scrive, a proposito delle conseguenze nefaste del dualismo cartesiano e della conseguente difficoltà di molti ad accettare la coincidenza tra mente e cervello:

Le persone si lasciano tranquillamente istruire sulle proprietà chimiche del calcio o sui dettagli microbiologici del cancro, ma pensano di avere una particolare autorità personale in merito alla natura delle proprie esperienze coscienti che permette loro di avere la meglio su qualunque ipotesi giudichino inaccettabile.

Il valore di un prodotto è inevitabilmente legato all’esperienza cosciente di chi lo fruisce, e, in merito alle nostre esperienze, ci riteniamo i massimi esperti. Il problema è quando questa autorità, che è utile quando la eserciti per scegliere il divano che preferisci tra un’offerta variegata di divani, ti illude di essere in grado di esprimere opinioni generali sulla progettazione dei divani al pari di un vero product designer.

Il bias del panespertismo sul design induce il soggetto a estendere la sua quotidiana esperienza cosciente di fruizione di prodotti alla progettazione degli stessi, giudicando inaccettabile per tutti qualsiasi ipotesi progettuale che si discosti da ciò che il suo sistema cognitivo percepisce come gratificante (“Mi piace”, “Non mi piace”) o, più semplicemente, riesce a comprendere (“Ma Apple fa così”).

Quando un designer si confronta con una persona dotata di potere e affetta dal bias del panespertismo, il designer, inevitabilmente soccombe.

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