Salta al contenuto
Close
Hit enter to search or ESC to close

Elogio della lentezza

Ieri leggevo un post di Jeffrey Zeldman che mi ha fatto riflettere.

Zeldman, per chi, come me, ha mosso i primi passi nel web nella seconda metà degli anni ’90, è un mito. C’era la guerra dei browser a quei tempi, e la banda di Zeldman combatteva per gli standard. Per il codice pulito e semantico. Per l’accessibilità. Un gruppo di persone di talento che ha fatto la differenza. Ogni articolo di A List Apart era (ed è ancora) un’occasione di formazione. Si imparava a fare le cose per bene seguendo persone che condividevano le loro conoscenze senza fini di lucro. Anche se sapevi di abitare nella periferia dell’impero, ti sentivi in qualche modo partecipe.

Cut to 25 years later. Web design has become overly and often needlessly complex, and social media’s having a profoundly antisocial affect that designers with good intentions seem powerless to change.

Sebbene il messaggio complessivo del post di Zeldman sia positivo (non se la passa male: oggi lavora per Automattic), io ci ho letto anche una sottile amarezza e un tentativo di convincere – forse più se stesso che il lettore – che va tutto bene.

Nel web design, quel periodo di attenzione alla qualità del contenuto e alla sintassi e alla semantica del codice è finito. Oggi siamo dominati dalla fretta digitale. Da metodi e framework che esaltano l’immediatezza a discapito del senso profondo delle cose. Oggi viviamo l’era del basta che funzioni. Ci vantiamo di progettare esperienze, ma lavoriamo a sprint. A tutta velocità sulla corta distanza. Senza sapere dove siamo diretti o cosa sia, davvero, un’esperienza. Il web designer, oggi, è un eiaculatore precoce di idee mediocri, e se ne vanta pure.

La qualità del design, al contrario, necessita di pensiero, cultura e arte. Quindi di tempo, perché la cultura e l’arte non le acquisisci in due sprint.
Perbacco, mi accorgo di aver scritto tempo, cultura e arte nella stessa frase – almeno due design sprinters e un agilista sono deceduti. Scherzo.

Oggi tutti sono velocissimi, per questo, per essere punk, devi essere lento. Viva la lentezza.

2 commenti su “Elogio della lentezza”

  1. > Ci vantiamo di progettare esperienze, ma lavoriamo a sprint. A tutta velocità sulla corta distanza.

    beh se per sprint intendi lo sprint di scrum, dovrebbe servire proprio per NON lavorare a tutta velocità e per NON morire dopo pochi metri.

    1. Salve Diego.
      Citare se stessi è sempre un po’ di cattivo gusto 😉 ma in un articolo scritto un po’ di tempo fa scrivevo:

      I framework Agile (Scrum, Kanban e Extreme Programming) non prevedono la UX. L’utente è un concetto astratto, non è realmente incluso nell’equazione.

      È la verità: scrivere user story insieme a un PO, non significa fare user research. Non significa conoscere l’utente o il dominio e non significa essere creativi.

      Detto questo, il processo creativo, quello di cui io parlo in questo post, non può essere compartimentato in tutta fretta in 3 o 5 giorni (design sprint) o 15 (la “classica” durata dello sprint).

      Bisogna capire che un metodo creato per migliorare e facilitare il lavoro dei programmatori, e che, in questo, ha fatto sicuramente miracoli, non è adatto a tutte le questioni umane.

      Per concepire idee innovative e creative ci vuole tempo, cultura e competenza artistica (nel senso etimologico del termine). Non basta chiudersi in una stanza seguendo una prassi che somiglia sempre di più a un credo religioso.

      Quindi o prima si fa il design come si deve e poi in fase di implementazione si procede con SCRUM, oppure il design scrummizzato sarà come cercare a tutti i costi di far entrare un parallelepipedo dentro un buco triangolare.

      Ma non voglio convincere nessuno ovviamente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.