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14 consigli per approcciare l’Inclusive Design (AKA Web Accessibility) con la giusta mentalità

Circa quindici anni fa cominciai a studiare e a praticare l’accessibilità. Come specialista di riabilitazione informatica valutavo i bisogni dei clienti e conducevo la formazione individuale sulle tecnologie assistive oltre a proporre corsi professionali e seminari sull’argomento.

Il mio lavoro e la mia vita sono cambiati, ma sono contento che oggi si parli nuovamente di accessibilità, le definizioni sono diverse, ora è più di moda parlare di Inclusive Design, ma la sostanza è la stessa. Ho deciso, quindi, di scrivere una serie di suggerimenti che, forse, potranno essere utili a chi approccia per la prima volta questa disciplina.

  1. Le statistiche che mostrano il numero di persone con disabilità sono spesso fuorvianti perché basate su parametri obsoleti.
    Suggerisco a tutti di leggere l’ICF: la classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute pubblicata nel 2001 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In sintesi è stato abbandonato il modello medico di definizione della disabilità, che purtroppo ancora permea la nostra cultura, per adottare il modello del funzionamento umano, che include la dimensione sociale nell’equazione ed è un salto evolutivo dal punto di vista della discriminazione e del pregiudizio, perché il livello di funzionamento umano riguarda tutti, disabili o meno.
  2. L’idea che le persone disabili siano un peso, e che l’approccio corretto al problema sia la filantropia, è ridicola.
    In una ricerca del 2008 su accessibilità e business si afferma che: “It is estimated that the disabled community controls a discretionary income of over $175 billion annually in the US, according to the U.S. Department of Labors” (Accessibility and Business Value Study © 2008 The Customer Respect Group, Inc.). L’immaginario della persona disabile come componente improduttivo della società è un retaggio del passato.
  3. Progettare un sito web o un’applicazione senza pensare all’accessibilità è come costruire un negozio senza porte.
    Suona stupido vero?
  4. Non devi necessariamente essere una brava persona per apprezzare l’accessibilità: le buone prassi di accessibilità sono il primo passo per la SEO.
    Googlebot legge le le pagine web più o meno come fa uno screen reader: per esempio apprezza il testo strutturato correttamente e i testi alternativi per le immagini, ricordalo quando progetterai il tuo sito.
  5. Le persone navigano alla ricerca di contenuti.
    Una pagina esteticamente piacevole e tecnicamente perfetta è inutile se il contenuto è scritto male. L’accessibilità del contenuto è il primo passo per un buon design.
  6. L’accessibilità è un processo, non una funzione che si accende o si spegne.
    Nella vita non si può ottenere tutto subito, quindi inizia bene e poi procedi di giorno in giorno.
  7. Quando progetti per l’accessibilità non basarti esclusivamente sulle leggi o sulle raccomandazioni.
    Le leggi potrebbero essere obsolete e le raccomandazioni potrebbero essere sbagliate.
  8. Gli esperti di accessibilità sono spesso visti come l’Inquisizione spagnola.
    Non comportarti come un poliziotto quando valuti l’accessibilità di un sito o un’applicazione.
  9. Cerca di conoscere persone con disabilità e osservale mentre usano le tecnologie assistive.
    Le persone disabili spesso distruggono i miti su come usano la tecnologia.
  10. Prova le tecnologie assistive.
    Non fidarti di ciò che gli altri dicono o scrivono su di esse.
  11. Non fidarti dei cosiddetti esperti di accessibilità che non hanno mai lavorato con persone disabili.
  12. L’accessibilità non influisce sulla qualità del design grafico.
    Non incolpare l’accessibilità se sei un pessimo designer.
  13. L’accessibilità non è fisica quantistica.
    Non incolpare l’accessibilità se sei un pessimo programmatore.
  14. Evita in maniera assoluta soluzioni stupide come una versione accessibile del sito parallela alla versione completa.
    Sarebbe come provare a entrare in un edificio che ha due accessi: uno per le persone normali e uno per te. Ti piacerebbe se capitasse a te?

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