Il design thinking è davvero bullshit?

Ultima modifica 10 novembre 2017 @ 13:19

Ieri un amico mi ha segnalato un video in cui la designer Natasha Jen sostiene, provocatoriamente, che il design thinking sia una cazzata. Il video è davvero godibile, per quanto l’atteggiamento della Jen sia leggermente arrogante:

Ma è proprio vero?

Vediamo. Anche una scimmia può appendere dei post-it su un muro, non ci piove, ed è anche vero che oggi c’è una tremenda confusione rispetto al significato della parola design e al ruolo del designer, almeno in ambito digitale, in particolare quando si parla di discipline borderline come la UX. Un anno fa, per esempio, mi è capitato di dover integrare in un team multidisciplinare una persona il cui unico apporto creativo al gruppo è stata la collezione di post-it colorati e gadget inutili: i master post-universitari sulla UX generano mostri, è un’emergenza nazionale.

Detto questo, c’è qualcosa che non mi convince nella narrazione della Jen. Se è vero che incasellare il processo di design in un modello rigido può non aver senso, il rischio nel liquidare una serie di strumenti definendoli mere buzzwords è quello di cadere nella fantasia opposta: che il design sia solo intuizione. Il design non è solo intuizione o genialità, è anche metodo. Poi il proprio metodo va decostruito, criticato, piegato e anche violentato se necessario.

La Jen a un certo punto nomina Steve Jobs. Se è una personalità come quella di Jobs l’esempio di designer, allora ha perfettamente ragione, il design thinking è bullshit. Vi invito, però, a immaginare voi stessi di fronte a un cliente che avete coinvolto in una sessione di co-design, e a pensare cosa succederebbe se vi comportaste con lui come un piccolo Steve Jobs della Pianura Padana.

Foto copertina: Tim Gouw

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Marco Bertoni

Marco Bertoni si occupa di product envisioning e user experience per Mondora, la prima benefit corporation tecnologica d'Europa, parte del gruppo TeamSystem. La profonda attenzione all’etica di Mondora, che è anche una teal organization, si sostanzia sia nello sforzo continuo di rappresentare un cambiamento nella società sia nell’attenzione alla crescita umana e professionale.
In passato è stato design director, si è occupato di progetti di formazione e assessment per la pubblica amministrazione centrale, ha organizzato convegni e svolto attività di consulenza su user experience e inclusive design, occupandosi parallelamente di riabilitazione informatica per disabili sensoriali.