Lo stato dell’arte della tecnologia olografica

Recentemente ho eseguito per un cliente un’attività di envisioning sulla tecnologia olografica. Lo scopo era immaginarne le possibili applicazioni in un business molto specifico. Per produrre i concept successivamente mostrati al cliente ho eseguito una ricerca sulle aziende che attualmente producono lo stato dell’arte nel mercato degli ologrammi, l’articolo contiene una breve introduzione ad alcune di esse. Per chi non conoscesse la storia di questa tecnologia, suggerisco la lettura della pagina Holography di Wikipedia.

Il termine ologramma ha un significato molto preciso, per questo ho scelto di definire pseudo-ologrammi i prodotti nei quali, secondo me, mancano una o più delle caratteristiche necessarie a definire un artefatto olografico come tale (ciò non significa, ovviamente, che questi prodotti siano meno interessanti). Un’altra importante precisazione è che la ricerca riguarda gli ologrammi digitali e non quelli fotografici, come nell’accezione comune del termine.

La mia opinione è che l’applicazione più intelligente di questa tecnologia consista nell’integrarla con altre in contesti d’uso in cui il confine fisico-digitale sia superato, ciò consente già oggi di immaginare scenari realizzabili con uno sforzo economico e di progettazione sicuramente non banale, ma neppure impossibile.

Quindi, da un lato ci sono le tecnologie olografiche, la realtà aumentata e virtuale, l’intelligenza artificiale, i dispositivi wearable e l’insieme di sensori e attuatori che consentono la progettazione di – e per – esperienze in cui digitale e fisico si completano, e, dall’altro, il designer, con l’unico limite della sua creatività.

I player che ho preso in considerazione sono alcune tra le aziende che negli ultimi anni hanno prodotto le tecnologie e le applicazioni più innovative e interessanti.

Ologrammi visibili senza la necessità di indossare occhiali.

Zebra Imaging è un’azienda americana che propone ologrammi digitali auto-stereoscopici, full-parallax e full-color. È sufficiente un dato 3D proveniente da fonti come CAD e CAM, tecnologie di imaging mediche, fotografie aeree o scansioni radar e laser per produrre l’ologramma. Gli ologrammi sono di tipo reflective: necessitano, cioè, di una fonte di luce dedicata per essere fruiti.

Holoxica è un’azienda inglese che produce sia ologrammi digitali statici sia veri e propri monitor olografici. Gli oggetti tridimensionali compaiono a mezz’aria ed è anche possibile interagire con essi tramite un’interfaccia Kinect. In questo momento stanno lavorando alla terza generazione dei loro display.

LEIA è uno spin-off di Hewlett-Packard che, oltre ad aver scelto un nome decisamente azzeccato, produce un display capace di visualizzare ologrammi fruibili da dispositivi mobile. I loro concept spaziano dalla holochat mobile, all’automotive. Il primo device è atteso per la fine del 2017.

VNTANA definisce social augmented reality la tecnologia pseudo-olografica che produce. Si tratta di dispositivi che consentono di proiettare figure a dimensione umana in contesti come il palco di una convention o un concerto. I dispositivi più piccoli consentono di controllare le gesture degli utenti introducendo la dimensione della realtà aumentata senza la necessità di occhiali.

STUDIO TANGRAM è una realtà italiana molto attiva e con varie incarnazioni dei loro brevetti in aziende internazionali (Musion, HologramUsa ecc.). Il mercato è simile a quello di VNTANA, anche se ci sono differenze rispetto ai prodotti offerti. La loro tecnologia è stata, per esempio, utilizzata per la recente apparizione olografica del politico francese Jean-Luc Mélenchon:

Pseudo-ologrammi visibili solo indossando occhiali

REAL VIEW è una startup israeliana proprietaria di una tecnologia che consente di interagire attraverso l’uso di sensori e in maniera del tutto naturale e precisa con un ologramma di alta qualità visiva generato da qualsiasi input 3D. La loro è una vera e propria esperienza di holographic augmented reality.

Innovazione tecnologica

Negli ultimi due mesi sono emerse due notizie che proiettano il prossimo futuro della tecnologia olografica verso una crescita esponenziale della qualità dell’output:

  1. Ricercatori dell’Australian National University hanno prodotto un dispositivo che genera immagini olografiche di qualità mai vista grazie a nanotubi di silicone.
  2. Il Korea Advanced Institute of Science and Technology ha sviluppato un display olografico 2600 volte più performante degli attuali display.

Conclusioni

Per chi si occupa di design, essere in grado di immaginare e progettare esperienze digitali tridimensionali non è più un sogno, e la crescita esponenziale della qualità delle tecnologie 3D, insieme alla crescente maturità di IoT, realtà aumentata e intelligenza artificiale, offre possibilità di applicazione pressoché infinite. La tecnologia olografica (o pseudo-olografica) nei prossimi dieci anni potrà fare la differenza in campi di applicazione come: design industriale, automotive, manutenzione di impianti complessi, marketing e entertainment, training, health & safety, security ecc.

Foto copertina: Maxime VALCARCE

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Marco Bertoni

Prima di essere catturato dalle correnti gravitazionali delle agenzie digitali milanesi mi sono occupato di progetti di formazione e assessment per la pubblica amministrazione centrale, ho organizzato convegni e ho svolto attività di consulenza su experience e inclusive design, occupandomi parallelamente di riabilitazione informatica per disabili sensoriali.

Oggi sono Experience Director e Product Owner per Mondora un'azienda del gruppo TeamSystem. Il resto lo puoi scoprire visitando il mio profilo LinkedIn.