Legge Stanca, chi è obbligato ad applicarla?

Se la tua azienda sviluppa software o è una web agency è possibile che, prima o poi, si scontri con la legge Stanca (aka legge 4/2004). Spesso i clienti non hanno idea di cosa sia e, ancora più spesso, non sanno di essere obbligati a rispettarla.

La cosa più intelligente da fare per noi è capire come si applica e prevenire i problemi suggerendo ai clienti di considerare la questione prima della partenza di un progetto.

In questo articolo indicherò brevemente i criteri per decidere se un’azienda è obbligata al rispetto della Stanca.

Prima di tutto però è doveroso sottolineare che l’expertise in materia di accessibilità è un asset che migliora la qualità di un prodotto e l’immagine dell’azienda che lo produce. Ignorarla, quindi, è un segnale di incapacità professionale e strategica.

Che cos’è la legge 4/2004?

È una legge dell’ordinamento italiano che contiene “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”. È conosciuta anche come legge Stanca e, in ambito web, si concretizza nell’applicazione di dodici requisiti tecnici di accessibilità durante la progettazione e lo sviluppo di un sito. Questi requisiti sono stati modificati nel tempo e oggi sono basati sulle Web Content Accessibility Guidelines 2.0 del consorzio W3C.

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Viaggio nelle memorie disponibili di Andrea Zanzottera

Ieri ho avuto l’onore di partecipare al concerto privato che Andrea Zanzottera ha organizzato in occasione del suo matrimonio.

Andrea Zanzottera

Voglio scrivere qualche parola sulla sua musica ma è necessaria una premessa: io non sono un critico musicale (per fortuna karmica) e strimpello la chitarra in maniera del tutto istintiva, senza costrutto e conoscenza teorica. Per cui vi toccherà una recensione puramente emozionale. Un po’ come le vecchie recensioni di Rockerilla: quasi del tutto incomprensibili se non sotto l’effetto dello stesso stupefacente.

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Le web agency italiane sono dei calessi

Questo post prende spunto da un talk che tenni allo SMAU nel 2013. La tesi è che esista un problema di metodo e organizzazione del lavoro nella maggior parte delle agenzie web italiane (o almeno in quelle che io conosco).

In sintesi, molte agenzie agiscono, più o meno consciamente, come se la presenza sul web di un brand fosse il corrispettivo digitale della comunicazione tradizionale. Anche molti clienti, in effetti, la pensano così. Io penso, invece, che un sito sia innanzitutto un “luogo” prima di essere una strategia di marketing e che, per progettarlo, si debba pensare come un architetto e non come un piazzista di aspirapolvere.

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